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Minori albanesi - Anci: ripristinare legalità

3 Ottobre 2016

Non è possibile ricorrere a metodi illegali e distogliere risorse importanti dei Comuni

Il fenomeno dei minori di cittadinanza albanese che arrivano nel nostro Paese come turisti e poi vengono lasciati in carico ai servizi sociali dei Comuni - così come impone la legge per tutti i minori in stato di abbandono – è una questione più volte sollevata da ANCI  ai tavoli di confronto istituzionale, con il Ministero dell’Interno e con il Ministero del Lavoro.
Come ben spiegato in queste ore da diversi sindaci, ANCI pone una questione di legalità e di buona gestione delle risorse pubbliche: vengono spesi denari che dovrebbero essere dedicati per sostenere l’infanzia davvero a rischio, compresi i tantissimi minori in arrivo da soli con gli sbarchi dalle zone più disperate del pianeta (16.611 arrivati solo nel 2016, dato del Ministero dell’Interno).
Al contrario, questi ragazzi di cittadinanza albanese provengono da famiglie spesso non disagiate, che mandano i figli a studiare in Italia.
I Sindaci stanno facendo l’unica cosa possibile: cercare di difendersi da quella che sostanzialmente finisce per diventare una truffa ai danni dei Comuni, dei contribuenti italiani ed anche dei minori in reali condizioni di disagio.
C’è da considerare che questa situazione è anche determinata dal sostanziale blocco dei canali di ingresso regolare. Poiché il permesso di soggiorno per minore età è convertibile a 18 anni, è evidente che entrare in Italia da minori è un modo per poterci poi rimanere. Anche su questo, soprattutto quando si tratta di Paesi, come l’Albania, che stanno facendo un percorso di entrata nell’Unione europea e che hanno un rapporto privilegiato con il nostro Paese, forse è tempo di fare una riflessione.
Migliorare il proprio percorso di studi è un’aspirazione perfettamente legittima che accomuna i ragazzi di tutto il mondo, ma non è possibile ricorrere a metodi illegali e distogliere risorse importanti dei Comuni. 

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