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E-book Europa, Brendolise: "da soli non si va da nessuna parte, serve direzione comune"

11 Gennaio 2017

Scanagatti: "o assumiamo cultura progetti o perdiamo occasioni"

"Non dobbiamo correre dietro alla lepre del bando europeo quando passa, ma dobbiamo costruire un percorso che crei la consapevolezza delle opportunità negli enti locali". In questa battuta di Francesco Brendolise, presidente del Dipartimento Europa di Anci Lombardia, si riassume la strategia che l'Associazione dei Comuni lombardi ha promosso da due anni a questa parte e che porta a conclusione una prima tappa: il corso di formazione per operatori comunali e la pubblicazione di un eBook sulla programmazione europea.
Brendolise ha ricordato come "dall'insediamento del dipartimento ci siamo chiesti come poter coinvolgere i Comuni in un progetto sull'Europa, e per questo abbiamo pensato di creare un sistema per i Comuni lombardi che si chiamerà Lombardia2020, e che sarà presentato nei prossimi mesi, e, dall'altra, costruire un percorso per diffondere territorialmente la consapevolezza di come approcciare questi temi, soprattutto in un ottica sovraccomunale. L'importante infatti è capire che da soli non si va da nessuna parte e che deve esserci una direzione comune".


 
 
L'importanza di "essere in Europa"
Sulle motivazioni che hanno spinto Anci Lombardia a istituire il Dipartimento Europa è intervenuto il Presidente Roberto Scanagatti, che ha indicato come per i Comuni la necessità "di investire su Europa nasce da una situazione generale in cui le risorse si stanno restringendo, pertanto i Comuni non possono fare a meno di Europa. Inoltre, visto il contesto internazionale, come Enti locali in Europa dobbiamo esserci". 
"Dopo un anno di attività che ci ha portati anche a Bruxelles, ci siamo resi conto che o assumiamo la cultura di progetti o perdiamo delle occasioni e delle opportunità, perché quando i bandi vengono pubblicati é già tardi per muoversi, perché solo vivendo in maniera osmotica i progetti europei e le loro ispirazioni, si può dare il via alle azioni concrete".l
La necessità di "esserci" in Europa è stata sottolineata anche da Bruno Marasà, responsabile ufficio informazione in Italia del Parlamento Europeo, perché "l'Unione Europea, che in questo periodo ha grandi problemi, ha la capacità di portare avanti grandi temi e progetti". Marasà ha inoltre puntualizzato come "i referenti delle istituzioni e dei soggetti che interloquiscono con l'Europa hanno diverse occasioni per far sentire la propria voce, perché sono molte le consultazioni che vengono fatte quando vengono elaborati i provvedimenti del Parlamento e della Commissione. È necessario quindi stabilire relazioni, creare contatti ed essere presenti, al fine non solo di presentare le proprie istanze, ma anche per cogliere tutte le opportunità in atto".
 
Un e-book per i Comuni 
Al fine di diffondere conoscenze e strumenti utili agli amministratori e agli operatori comunali, Anci Lombardia, ha presentato nel corso dell'evento un e-book pensato per gli Enti locali che, come ha evidenziato Egidio Longoni, coordinatore del Dipartimento Europa, vuole considerare i "Comuni all'interno di un'area vasta come protagonisti della progettazione europea".
Il sussidio, diviso in quattro parti, è uno strumento pratico e informativo sui temi della programmazione strategica e finanziaria dell'Unione Europea, approfondisce l'agenda urbana urbana e considera come partecipano le città alla programmazione continentale. Presentando i fondi e le misure europee, il libro si arricchisce di banche dati e documenti scaricabili dai link navigabili direttamente dalle pagine.
Il volume è stato curato da Marcello D'Amico, professore di politiche europee all'Universita Cattolica di Milano, per il quale l'approccio europeo è una "questione non solo tecnica, ma anche politica. Non basta infatti avere un bravo progettista se non esiste la sensibilità politica verso questi temi". Per D'Amico deve quindi cambiare paradigma, perché "non sempre le politiche dei Comuni guardano alla politica europea, e un primo passo da compiere è quello di guardare quanto nella politica locale dipende dalle politiche europee". Il professore della Cattolica ha inoltre puntato il dito contro la diffusione di una "pratica progettuale concentrata su quello che facciamo e non sui risultati da perseguire", come invece vorrebbe l'Unione Europea, e "questo approcycio si evidenzia quando scriviamo i progetti, perché descriviamo cosa facciamo e non a cosa tendiamo e otteniamo". (LS)

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