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FINANZA LOCALE

Il tesoretto (s)bloccato nei Comuni

18 Gennaio 2017

In concomitanza del tour sulla legge di bilancio 2017, su Il Giorno focus sui Comuni e sulla finanza locale

Di seguito l'intervista ad Andrea Ferri, Responsabile Finanza locale di Anci-Ifel riportata su Il Giorno di oggi, mercoeldì 18 gennaio 2017.

I soldi ci sono. Circa 115 euro a testa per ogni abitante della Lombardia. Nelle casse dei Comuni lombardi si trova circa il 30% dei 3,3 miliardi di euro che città e borghi del Belpaese hanno accantonato per via del Patto di stabilità. Risorse che ora potrebbero essere sbloccate, sulla base delle nuove regole dei bilanci municipali, per finanziare interventi su scuole, strade, infrastrutture civiche, sostegno alle famiglie. Insomma, per ridare respiro alle politiche dei sindaci, da anni impacchettate nei vincoli del patto di stabilità. A fare i conti è l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci). Secondo i dati in mano all'organizzazione, il Patto di stabilità avrebbe vincolato sui conti correnti del Comuni del Belpaese circa 3 miliardi di euro. Soldi bloccati per garantire la liquidità degli enti. E tra i più virtuosi ci sono quelli lombardi. «La Lombardia dimostra una situazione favorevole sotto il profilo dei margini finanziari - spiega Andrea Ferri, responsabile Finanza locale di Anci-Ifel (l'istituto per la finanza e l'economia locale legato all'associazione) -. La Lombardia potrebbe incidere per una cifra tra il 25% e il 30% di quei 3 miliardi». Nel complesso, i Comuni della Lombardia hanno un surplus di capacità di spesa di 960 milioni di euro, circa la metà degli 1,8 miliardi dell'interno nord Italia. I Comuni lombardi, d'altronde, hanno tra i valori più alti in termini di riscossione dei tributi. Con la nuova contabilità, spiegano da Anci, la cassa assume un ruolo strategico, che premia chi sa riscuotere meglio i tributi che sono dovuti. «Per i Comuni della Lombardia - osservano da Anci - si ricavano indicazioni piuttosto rassicuranti, certamente anche per effetto dei buoni rapporti finanziari con la Regione». Per quanto riguarda le entrate del primo titolo, ossia i tributi, il rapporto tra cassa e competenza è del 97%, per il secondo, le tasse, del 96% e per il terzo, l'imposta per lo smaltimento dei rifiuti, dell'87%, con un andamento in linea con l'intero territorio settentrionale. Secondo l'Anci, uno degli ostacoli ancora in piedi è il blocco delle aliquote, che lega le mani dei Comuni per il secondo anno di seguito, specie a quelli che non si mossi per tempo per ritoccarle al rialzo prima dello stop. «Penso ad aree come la Valtellina, la provincia di Lecco e anche alcuni Comuni del Mantovano vicino al confine con il Veneto», spiega Ferri. Sindaci che non avevano voluto intervenire sui tributi, ma che ora si trovano fermi ai livelli del 2014. I Comuni italiani escono da anni di pesanti tagli. Secondo i calcoli dell'Anci, dal 2011 i sindaci hanno dovuto subire tagli per un totale di 9 miliardi di euro. E non si allenta la stretta sulla spesa corrente. «Il Fondo crediti di dubbia esigibilità richiede accantonamenti in ragione delle entrate non riscosse, per 2,5 miliardi di euro nel 2015 e per diverse centinaia di milioni annui fino al 2019 - spiega Ferri -. L'obbligo di accantonamento per il fondo per il 2017 passa al 70%». 

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